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Editoriale

  • As Never Before Italia !!

    Antonio Spinelli

    In quei concitati minuti successivi al fischio finale di Danimarca – Italia, finale Mondiale, ho assaporato l'espressione più autentica del nostro movimento. Lacrime, volti prima tesi e poi sorridenti, abbracci, salti di gioia, tifosi impazziti che quasi cercavano in un abbraccio di sollevare...

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Obiettivo Mondiale: parla il vice CT Alessandro Marinelli

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Alessandro Marinelli, insieme al commissario tecnico Saul Vadalà e al resto dello staff FIWH, si appresta a guidare laNazionale Italiana ad affrontare i prossimi Campionati Mondiali di Powerchair Hockey  in programma a Lignano Sabbiadoro (Udine) dal 24 settembre al 1 ottobre prossimo. Marinelli, per gli amici "Mario", è nato a Roma e ha 35 anni.

 

Cos'è per te il Wheelchair Hockey?

Il Wheelchair Hockey mi ha cambiato la vita. Quando ero ragazzo, come tanti miei coetanei, non avevamo grande conoscenza nè sensibilità nei confronti degli sport paralimpici o dedicati ai disabili ma mi è bastato incontrare questa disciplina per staccarmi completamente dalla realtà di un “normale” ventenne ed abbracciare questa disciplina che mi ha regalato tantissime soddisfazioni. Mi dispiace il fatto che questo sport non abbia un grande seguito.

Da anni ci sforziamo di cambiare le cose mettendo in gioco tante idee e soluzioni per migliorare la visibilità del movimento e aumentare la conoscenza di questo sport. Saul ed io abbiamo preso in mano il progetto della nazionale dopo l’esperienza negativa di Monaco.

Gli azzurri erano i penultimi al mondo e ora sono vice campioni d'Europa. Speriamo che i prossimi Mondiali possano dare quella grande spinta al movimento italiano e internazionale che tutti si aspettano.

 

Quando ti sei avvicinato a questo sport?

E' stato nella stagione 2001-2002 grazie all'amicizia che mi legava ai gemelli Lazzari che sono due giocatori dei Thunder Roma. All'epoca l'ho fatto come loro amico, iniziando come accompagnatore e sostenitore della squadra. Nel 2010-2011 sono stato nominato vice allenatore dei Thunder Roma e in seguito quando Fabrizio De Santis (ex CT della nazionale) ha lasciato l’incarico di coach, ho iniziato a collaborare con Sergio De Franceschi che fino allo scorso anno è stato l’head coach dei gialloblu.  

A partire dalla stagione 2011-2012 sono allenatore dei Thunder Roma e dal settembre 2014 anche della nazionale insieme a Saul. Ci siamo sempre posti sullo stesso piano e nei confronti dei ragazzi abbiamo la stessa importanza. Siamo sempre in perfetta sintonia.

 

Il conto alla rovescia per i Mondiali di Lignano è cominciato e l'Italia come si sta preparando all'evento?

La scelta di Lignano Sabbiadoro è stata perfetta perché è una località che offre pari opportunità a tutti gli sportivi che vogliono avere oltre ad un bellissimo posto dove alloggiare anche un palazzetto di livello internazionale e che rappresenta una cornice di altissimo livello. E' grande, i posti a sedere sono tanti: sicuramente un bel palcoscenico. Pochi mesi fa la finale scudetto tutta veneta tra i Black Lions Venezia e i Coco Loco Padova è stata importante e ci ha consentito di seguire sul campo ben sei azzurri (tre per squadra). Questo ci ha dato modo di capire che l’esperienza della nazionale ha fatto la differenza e ha avuto un peso specifico importante durante il campionato per le proprie squadre. Terza formazione è stata quella dei Thunder Roma nei quali militano due nazionali ed altri ex nazionali e quindi la quarta classificata Monza dove milita il capitano della nazionale, Mattia Muratore che, purtroppo, non ha partecipato alle fasi finali del Campionato Italiano per un infortunio.

Questo campionato è stato molto equilibrato e tutti gli azzurri, anche coloro che hanno fatto delle apparizioni in allenamento o raduno hanno fatto una gran bella figura. La soddisfazione deriva anche dal vedere qualcosa di nostro in queste squadre: è un po’ come raccogliere i frutti del lavoro svolto al di là di quelli che sono i risultati della nazionale di per sè".

 

Quali sono le nazionali che potrebbero impensierire gli azzurri ai Mondiali?

"L'invincibile armata Olandese che domina il palcoscenico dell'hockey dal 1995 ad oggi. Gli orange a parte un mondiale che persero in finale proprio a Lignano nel 2010 contro la Germania al golden goal,  hanno vinto sempre, sia Europei che Mondiali. Saranno nel nostro Girone, quello A, siamo molto felici di questo perché è comunque un modo per confrontarci con loro dopo la finale, purtroppo persa, dell'Europeo in Olanda. Ritrovarseli nello stesso girone è un modo per prendere le giuste misure. Il nostro gruppo è composto anche da Svizzera e Canada. Quest'ultima è la sorpresa dei Mondiali perché è la prima volta che partecipa ad un torneo internazionale; sicuramente saranno allenati e pronti. Però non si può mai sapere e potrebbe essere una mina vagante. La Svizzera è cresciuta molto in questi anni e nell'ultimo mondiale fece lo scherzetto di farci giocare la finale per il settimo e l'ottavo posto. Ci superarono al golden goal, qualificandosi per la finale quinto e sesto. E’ una nazionale in crescita ed è una squadra che potrebbe metterci in difficoltà".

 

Dell'altro girone mondiale, quello B, cosa ne pensi?

A parte l'Australia che fino ad oggi è sempre stata un po’ un'incognita le altre tre sono di pari livello in quanto c'è il Belgio, la Germania, la Danimarca tutte ottime squadre e che sono arrivate terza, quarta e quinta all'ultimo Europeo e che quindi potrebbero dire la loro. Scommetto molto nella Danimarca  perché ha due allenatori olandesi che hanno scritto pagine importanti della storia del nostro sport.

 

Come vi preparerete per affrontarle?

Noi sicuramente vogliamo fare bella figura e punteremo a giocarci la finale in casa nostra. Lavoreremo più che sulla tecnica sull'aspetto mentale e andremo quindi a limare tutte le situazioni critiche che si potrebbero creare all'interno di un torneo così lungo. Ci prepareremo al limite di ogni situazione dal punto di vista nervoso e tattico per poter affrontare degnamente tutto quello che si potrebbe presentare in un mondiale.

 

Intervista a cura di Francesco Coppola